
FOTO DI CLAUDIA CARUSO
Lei è Mrs Formidable. Percussionista del duo Animaux Formidables con cui, affiancata dal marito (Mr Formidable), dal 2022 ha trovato una modalità di espressione che prima le era sconosciuta, ma che dopo che la si sente suonare è impossibile credere che non l’abbia accompagnata da sempre.
Accompagnata da una maschera in lattice da gatto dà anima a un suono garage-fuzz-noise, tre parole specifiche da “addetti ai lavori” per indicare un sound viscerale, essenziale e quasi scheletrico che li accompagna in Italia e in diversi paesi europei: Germania, Inghilterra, Francia e molti altri.
Autenticità che prende forma nelle vibrazioni del suo suono con cui fa immergere chiunque la ascolti in un universo parallelo fatto di grinta che non aspetta validazioni dall’esterno.
Venite con me.
Ricordi il primo momento in cui hai pensato ‘ok, la batteria è il mio linguaggio’?
Mi sono sempre approcciata alla musica: ho provato il canto, lezioni di chitarra… ma sentivo che non era il mio. Nel corso degli anni mi sono approcciata alle percussioni, all’inizio in un modo sperimentale per dei progetti collaterali in campo artistico: durante alcune mie mostre sceglievo di accompagnare con percussioni di oggetti. Sono sempre stata abbastanza attiva nel mondo dell’arte dal punto di vista illustrativo, a un certo punto però mi sono stancata di questo mondo che per me non era più uno sfogo, ma era diventato un continuo produrre per vendere.
In quel momento ho chiesto al Gatto (N.d.R. il marito e compagno nel duo Animaux Formidables) di andare in sala per provare a suonare la batteria. È stato in quel momento che dall’espressione illustrativa sono passata a voler esprimere una cosa che sentivo essere più impulsiva. Mi son messa dietro a dei fustini che avevamo, ed è partita da lì. Era una vera esigenza espressiva viscerale di cambiamento.
Col tempo ho sentito la necessità di aggiungere sonorità elettroniche. È una ricerca continua: sia in studio, sia in sala prove, sia sul palco che è la nostra palestra.
Si stima che le batteriste siano solo il 10%: che tipo di effetto ha avuto su di te questa sotto-rappresentanza?
Quando ho iniziato a suonare non ci ho mai pensato: in un mondo in cui tutti possono fare tutto non concepivo questo pensiero di far parte di una minoranza. Ho percepito però la presenza di un ecosistema molto maschile ed è come se tu stessi provando sia a entrarci sia a portare anche qualcos’altro a cui gli altri non sono abituati.
Io suono in modo particolare, il che ha aggiunto una difficoltà ulteriore al fatto di essere donna. Non è stato facile soprattutto a livello di credibilità: quando arrivavamo ai soundcheck chiedevano tutto a Mr Formidable, il mio compagno, anche le cose riguardo alla batteria, come se il fatto che io fossi donna invalidasse anche la comunicazione e lo scambio di requisiti tecnici del mio strumento.
È capitato che dopo un concerto delle persone mi venissero a dire: “Che strano vedere una donna alla batteria, perché… non ce ne sono di brave”. Io in quel momento cominciavo a fare elenchi di batteriste che percepivo per loro fossero come sconosciute… perché?!
L’altro lato della medaglia sono però le ragazze che ti vengono a vedere e ti dicono: “Che bello vedere una donna che si sfoga così dietro la batteria… sarebbe stato il mio sogno”, ed è quasi assurdo se pensi che di base sto facendo semplicemente qualcosa che mi piace!
Nel corso del tuo percorso, hai visto una maggior apertura verso la tua figura?
Sì, la mia situazione personale è migliorata. Sono cambiata anche io: prima me la prendevo molto, ora ho cambiato il mio modo di essere. La chiave per me è arrivare sicura delle mie competenze e consapevole di esse.
Il fatto di non aspettare che altri validino la tua preparazione ma essere tu stessa a metterti in primo piano aiuta tantissimo. È cambiata l’energia di come mi presento nei posti: all’inizio ci stavo male e mi chiudevo, adesso no, mi faccio mettere meno i piedi in testa e funziona.
Un’altra cosa che mi ha aiutato molto è stata parlarne con il mio compagno. Lui all’inizio aveva difficoltà a capire queste dinamiche, le attribuiva a delle semplici coincidenze. Il confronto con lui ha portato a un’ulteriore apertura e sostegno. Adesso, se capita che qualcuno si interfacci con lui sulla batteria, è il primo a dire che di queste cose devono parlarne con me.

FOTOGRAFIA DI PATRYCJA HOLUK
Ti è mai capitato di rincontrare qualcuno che all’inizio non ti aveva considerata?
Sì, è successo! Ho in mente un live in cui un fonico parlava solo ed esclusivamente con il mio compagno anche per tutto ciò che riguardasse la batteria, ti lascio immaginare cosa abbia voluto dire per me e il fastidio che provavo.
Siamo tornati a suonare lì e la mia tecnica davanti a lui è stata quella di evitare lo scontro, ma anzi accoglierlo con un abbraccio facendogli vedere che ero contenta di rivederlo. Da lì è migliorato tutto e in quell’occasione lui ha parlato con me per quanto riguardava il mio strumento.
Ormai ho deciso che faccio così, se ci sono delle persone con cui non ho filato bene per questo tipo di ragioni la volta dopo adotto questa tecnica “affettiva” come per riportare tutto su un piano di pace invece che di conflitto di cui, diciamocelo, non se ne può più ahaha!

Hai altri progetti musicali in corso oltre ad Animaux?
Al momento sono concentrata su Animaux Formidables. Mi piace la musica elettronica e mi piacerebbe esplorarla anche in modo più solitario, ma per ora è un gioco. In realtà ho ripreso a fare grafiche! Mi sto concentrando sulla parte visiva non più per produrre, ma in modo libero e senza aspettativa. Questa cosa è stata portata anche dal progetto musicale: Animaux Formidables nasce come sfogo e ciò che ne è conseguito è stato bello e non cercato. Questo lo voglio portare nell’arte.
FOTOGRAFIA DI PINO MANOCCHIO
Sento che Animaux Formidables ha avuto un impatto su come mi approccio alle illustrazioni, lo vedo molto nei colori. Prima usavo tinte tenui, ora metto più colore, cosa che devo alla parte musicale.
Se avessi la possibilità di incidere 3 featuring: uno fuori dai tuoi schemi, uno con un artista del presente e uno del passato, chi sarebbero?
Artisti del passato ce ne sono tanti, è veramente difficile: Kurt Cobain per affezione e David Bowie.
Fuori dallo schema, per il filone elettronico, The Bloody Beetroots.
Del presente ti direi Brian Molko, sarebbe un sogno per dire a Mrs Formidable adolescente che ce l’ha fatta.
In che modo indossare la maschera da gatto è legato al progetto musicale? Come nasce l’idea di suonare coperti e come si è evoluta nel tempo?
Nasce giocando in sala prove. Noi siamo grandi amanti degli animali e da lì arriva l’idea di mettersi delle maschere da gatto. All’inizio è stata una prova, ma poi abbiamo visto che funzionava e ci sentivamo a nostro agio nel farlo.
La maschera è come un abito, vuol dire interpretare un personaggio. Io all’inizio ero timidissima e quindi mettermi la maschera e salire su un palco mi ha aiutato molto: in quel momento non ero io, ma una persona con una maschera di lattice che sta picchiando dei fusti e non puoi essere timida se lo sei! Ora invece dopo questi anni è diventata più un accessorio.
All’inizio pativo il giudizio del pubblico, adesso non più. Ora mi approccio in modo diverso, sono sicura di quello che faccio e anche se sbaglio vado avanti con la stessa energia. È come se entrassi in una situazione catartica di energia e a quel punto smettessi di pensare alla precisione del suono ma a portare qualcosa… in quel momento tutto cambia.

FOTOGRAFIA DI PINO MANOCCHIO
Nel 2023 avete partecipato a X Factor, hai sentito il format televisivo come limitante o come una possibilità ulteriore?
Nei confronti di X Factor io ero più titubante sulla partecipazione rispetto a Mr Formidable, non mi sentivo pronta per avere un’esposizione di quel tipo che a prescindere ti mette in pasto a delle cose più grandi di te.
Si deve essere consapevoli del fatto che sei davanti a un milione di persone che possono dire la propria a prescindere dalla loro competenza, il che diventa un’arma a doppio taglio. Può lanciarti, ma può tritarti e farti togliere la voglia di fare musica, come tutti i boom mediatici.
Una cosa molto emozionante è stata però che venissero ragazze piccolissime a parlarmi per dirmi che dopo avermi vista volevano suonare la batteria, per portarmi peluche che ho ancora con me e conservo. In questi momenti capisci che arrivi alle persone. Incontri mamme che ti raccontano delle figlie che vogliono cominciare a suonare… sono cose che ti riempiono e vanno oltre qualsiasi pensiero negativo. Il fatto che su 1000 persone arrivi anche solo a 10, ma a cui puoi cambiare anche solo 1 minuto di esistenza è fantastico ed è quello che deve fare un artista. Non solo suonare, ma mandare un messaggio.
Come duo già suonavate, oltre che in Italia, all’estero: Spagna, Inghilterra, Germania… qual è la grande differenza che hai notato immediatamente?
Tra le cose che mi hanno colpito immediatamente c’è la fruizione del concerto. In Germania cominciano molto prima a suonare. È vissuta in modo diverso da noi, escono dal lavoro e fanno aggregazione al concerto, mentre in Italia molte volte ci si trova anche a suonare a mezzanotte. Questa cosa non va bene né per chi suona né per chi viene a sentire il concerto.
Per quanto riguarda il pubblico, l’Italia ci ha sempre dato tanto.

FOTOGRAFIA DI ALICE ARDUINO
All’estero però abbiamo notato che sono un po’ più propensi verso cose meno canoniche e si fanno più coinvolgere dallo show mentre qui li vediamo più trattenuti alle volte.
Sulla mia figura all’estero devo dire che non ho mai avuto episodi di discriminazione di genere anche se mi sento di dire che siamo sempre stati fortunati instaurando sempre dialoghi rispettosi per cui non abbiamo mai avuto grandi problemi. In Belgio però non dimenticherò mai che ho incontrato la mia prima fonica donna! È stata la prima, non la scorderò mai!

FOTOGRAFIA DI CLAUDIA CARUSO
Oggi la percentuale di ragazze che si sta interfacciando alla batteria è in crescita! Ti chiedo di dare loro un consiglio che tu magari avresti voluto ricevere e non ti hanno mai dato, oppure uno che ha cambiato il modo in cui guardavi il mondo.
A me sarebbe piaciuto tantissimo da giovanissima mettermi alla batteria, tornassi indietro mi avvicinerei a uno strumento prima. Dico sempre di suonare perché ti apre la mente, è un esercizio che serve alla testa, ma al di là di questo: siate sinceri con voi stessi e fate cose che sentite vostre.
Non pensate agli altri ma fate, studiate, siate credibili e non fatevi mai fermare da un giudizio esterno che dice più di loro piuttosto di chi viene giudicato. Trovate il vostro stile e portatelo avanti, siate il più sinceri possibili.
La musica è di tutti e può essere fruita e fatta in tutti i modi possibili, non c’è e non ci deve essere mai una regola!